Gruppo Archeologico Trebula Balliensis


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Basilica di Sant'Angelo in Formis

Archeologia arte e storia del Montemaggiore e dell'Alta Terra di Lavoro

Abbazia di Sant'Angelo in Formis

Visitabile ed aperto al pubblico


Lungo il declivio occidentale del monte Tifata (CE) sorge uno delle costruzioni più affascinanti dell'arte medievale italiana: l'abbazia di Sant'Angelo in Formis.
L'edificio, che nel corso dei secoli ha subito diversi rimaneggiamenti, racchiude tra le sue mura straordinari affreschi di scuola bizantino- campana che costituiscono uno tra i più importanti e meglio conservati cicli pittorici medievali nel sud Italia.

Storia

La prima costruzione dell'abbazia risale all'età longobarda quando la chiesa fu fondata nella seconda metà del VI secolo, nel luogo dove sorgeva il Tempio a Diana Tifatina, e dedicata all'Arcangelo Michele.
Dai numerosi documenti (Chronicon casinese e Regestum S.Angeli in Formis) relativi alla chiesa e all'annesso convento, ora quasi scomparso, possiamo ricostruire le vicende che portarono all'edificazione dell'abbazia desideriana come la possiamo ancora oggi ammirare.
Il vescovo di Capua Pietro I (925-938) concesse ai monaci di Montecassino la "chiesa" di S.Michele Arcangelo, chiamata prima ad arcum Dianae e poi ad Formam, per costruirvi un monastero.
Nel 943 il vescovo di Capua, Sicone, più volte accusato di negligenza nell'esercizio dei suoi poteri, si impossessò della chiesa, sottraendola ai monaci di Montecassino. In quello stesso anno i monaci cassinesi fecero ricorso al pontefice Marino II, il quale ingiunse al vescovo la restituzione dell'edificio.
Nel 1065 la chiesa, divenuta nel frattempo nuovamente di proprietà vescovile, fu ceduta a Riccardo Drengot, principe normanno di Capua e conte di Aversa, affinché questi, desideroso di purificare la propria anima dai peccati di una vita violenta, vi costruisse un "cenobium" per la sua salvezza.
Nel 1072, infine, il principe normanno donò all'abate di Montecassino, Desiderio, il cenobio con tutte le sue pertinenze. Fu probabilmente proprio in quella occasione che l'abate iniziò la ricostruzione del complesso monastico fin dalle fondamenta( tra il 1072 ed il 1087).
Il ruolo di fondatore svolto da Desiderio è testimoniato dagli affreschi dell'abside centrale, nei quali l'abate è rappresentato mentre offre a Cristo il modello della chiesa con il nimbo quadrato, che lo qualifica come personaggio vivente all'epoca dell'esecuzione dei lavori, nonché dall'epigrafe del portale d'ingresso:
"CONSCENDES CELUM, SI TE COGNOVERIS IPSUM/ UT DESIDERIUS QUI SANCTO FLAMINE PLENUS/ COMPLENDO LEGEM DEITATI CONDIDIT EDEM/ UT CAPIAT FRUCTUM QUI FINEM NESCIAT ULLUM" (Salirai al cielo, se conoscerai te stesso, come Desiderio che, pieno di Spirito Santo, adempiendo alla legge, edificò il tempio a Dio, affinché colga il frutto che non conosce fine).

Struttura

L'edificio di epoca desideriana, sorto a partire dal 1073, presenta uno schema a croce latina senza transetto con tre navate. Quella centrale , larga il doppio rispetto a quelle laterali, è da esse separata tramite due file di archi a tutto sesto sorretti da colonne di reimpiego. L'abbazia, infatti, sorge sulle rovine dell'antico tempio costruito sul monte Tifata in onore di Diana, del quale furono riutilizzati molti elementi per la nuova costruzione. Oltre alle colonne sono materiali di spoglio anche i capitelli (alcuni dei quali parzialmente rilavorati), e gran parte del pavimento in opus sectile, integrato con alcuni cocci in epoca medioevale. La parte frontale di un sarcofago strigliato orna l'altare.
Le tre navate culminano in tre absidi, le cui finestre (tre in quella centrale ed una in quelle laterali) sono state chiuse perché si disponesse di tutta la superficie ai fini della decorazione pittorica.
L'apporto innovativo dell'abate Desiderio è ben visibile nella realizzazione della facciata la quale è preceduta da un portico con cinque " fornices spiculos", ispirati all'architettura islamica.
Si tratta di cinque archi dal profilo acuto, sorretti da grosse colonne di spoglio che permettono alla facciata di aprirsi dinamicamente verso l'esterno.
In posizione arretrata rispetto alla fronte del portico, fu costruita la torre campanaria.
Quest'ultima , coeva alla costruzione della basilica, fu realizzata in un momento assai vicino alla rinascita classica della cultura figurativa sviluppatasi in Campania alla fine dell'XI sec. La torre a pianta quadrata è, infatti, decorata con elementi di gusto classicheggiante come dentelli ed ovuli che perfettamente si combinano con i motivi vegetali.
Un altro elemento caratteristico dell'architettura campana è il vivace gioco cromatico creato dai materiali, in questo caso suggerito dal luminoso contrasto della zona inferiore, realizzata in travertino, ed il rosso della superiore in cotto.
Soluzioni analoghe possono essere riscontrate nei campanili di Capua e di Caserta Vecchia.


Gli affreschi

Il più grande contributo dell'abate Desiderio riguarda la realizzazione del ciclo di affreschi che decora interamente l'interno dell' edificio. Nonostante alcune scene non si presentino più nella loro originaria integrità appare chiaro il carattere essenzialmente didattico dell'intera decorazione che doveva essere di immediata comprensione per i fedeli.
La navata centrale ospita il ciclo del Nuovo Testamento: distribuite su 3 registri, le Storie di Cristo si susseguono in ordine cronologico, dall'Annunciazione sino alla Passione, lasciando spazio sulla parete destra ai miracoli e alle parabole divine.
Agli episodi dell'Antico Testamento sono, invece, riservate le pareti delle navate laterali.
Il fedele, entrando nell'abbazia, non può non rimanere immediatamente catturato dalla visione divina che domina il catino absidale. Nel registro superiore la figura solenne del "Cristo Pantocrator" (Creatore di ogni cosa) si staglia contro un luminoso cielo azzurro, mentre, circondato dai simboli dei quattro Evangelisti, è colto nel solenne atto di benedire con la mano destra.
Nella fascia inferiore sono, invece, rappresentati i tre Arcangeli (nell'ordine: Gabriele, Michele e Raffaele), affiancati dall'abate Desiderio a sinistra (raffigurato con il modello della chiesa tra le mani), e da San Benedetto a destra.
Sulla controfacciata , a coronamento dello straordinario ciclo di affreschi , è dipinta una maestosa rappresentazione del Giudizio universale. Riprendendo lo schema iconografico bizantino, Cristo è seduto su un possente trono, racchiuso in una mandorla, ai lati del quale siedono gli Apostoli. In alto, tra le finestre, sono raffigurati i quattro angeli con le trombe del Giudizio mentre ai piedi di Cristo-giudice sono rappresentati i Beati, ed infine i Dannati.

Nelle fotografie dall'alto verso il basso:La facciata della basilica, il colonnato interno, la lunetta centrale, il cristo pantocrator dell'abside ed un suo particolare, la controfacciata ed un particolare della stessa;

Gli affreschi furono probabilmente eseguiti da maestranze campane, nelle quali emergono mani di numerosi pittori, anche di qualità differente, che portarono a compimento la decorazione dell'abbazia in tempi non troppo lunghi. Desiderio reclutò artisti addestrati nell'abbazia di Montecassino, la cui formazione è purtroppo non del tutto chiara a causa dell'irrimediabile perdita della decorazione cassinese.
Negli affreschi si possono rintracciare elementi chiaramente ispirati alla tradizione bizantina, quali la suddivisione dell'intero ciclo pittorico in pannelli mediante colonnine dipinte, le scelte iconografiche e la disposizione delle figure all'interno dei singoli riquadri (si noti, ad esempio, la scena della Crocifissione). Allo stesso tempo emerge, però, la volontà da parte delle maestranze locali di superare i rigidi schemi bizantineggianti, sperimentando soluzioni innovative e personali.
Appare evidente il violento contrasto delle tinte, il tentativo di caratterizzare le figure (il rosso che colora le guance dei personaggi, le rughe che, con tratti fortemente marcati, ne segnano i volti), di conferire maggior movimento alle scene , nonché la decisione di sostituire i piatti fondi oro della tradizione bizantina con policrome fasce di sfondo.
All'esterno la decorazione pittorica riveste le due lunette centrali di fondo e le quattro corrispondenti alle arcate laterali. La lunetta sovrastante è decorata con l'immagine della Madonna Regina entro un clipeo sostenuto da angeli in volo. La sottostante invece reca l'immagine di San Michele Arcangelo al quale è dedicata la chiesa. La realizzazione della decorazione esterna dovette essere eseguita successivamente rispetto ai lavori promossi da Desiderio e potendosi basare solo sulle differenze stilistiche , può essere datata non prima del nono decennio del secolo XII.
L'Abbazia di Sant'Angelo in Formis, la cui bellezza è stata ravvivata da una recente campagna di restauro, continua così a dominare nel suo silenzio maestoso il sacro monte di Diana , pronta ad incantare chiunque voglia scoprirla.

LAURA MARINO



Bibliografia

D'Onofrio, M., Pace V., Italia romanica , vol IV : la Campania, Jaka Book ,1997
P. De Vecchi, E. Cerchiari, I tempi dell'arte ,vol. I: Dalla Preistoria al Medioevo, Bompiani, Milano.

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