Gruppo Archeologico Trebula Balliensis


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Cosa non fare ai Sanniti:denunce di degrado

L'ULTIMO ASSALTO ALLE MURA MEGALITICHE : CAVE, PALE EOLICHE STRADE E FORESTAZIONI



"Questo lavoro è solo iniziale e certo andrà rivisitato, ma confidiamo che sia già da ora utile per la tutela e per accendere nelle Collettività locali, sinora espropriate sostanzialmente della conoscenza del proprio passato, nuovo interesse e consapevolezza che sono vitali per la conservazione delle antiche emergenze.
Interessi forti e cospicui (legati alla realizzazione di cave, strade ed autostrade, metanodotti, rimboschimenti ed impianti eolici) mettono a rischio i resti di mura sannitiche anche sulle pendici e sommità delle montagne.
Per scongiurare la distruzione occorreranno studi puntuali, mirati, effettuati da esperti, documentati e diffusi nel Territorio, oltre che acquisiti dalle Istituzioni competenti.
Nessuno può pensare che frettolose ricognizioni preliminari, compiute sotto la pressione di un progetto in itinere, da archeologi assoldati dai committenti l'opera in progetto siano utili alla tutela.
Ed anche saranno poco utili archeologi di valore ed indipendenti e di fiducia degli organismi di tutela, ma abituati nei cantieri di pianura, e con poca o nessuna esperienza di lettura delle fotografie aeree e satellitari, e di archeologia italica (vale a dire di ricerca in siti disagevoli, da raggiungere con lunghe marce a piedi, selvosi o invasi dalla boscaglia, da verificare d'estate e da ricontrollare d'inverno, che talora conservano solo la traccia in negativo delle mura.
Anche chi ha trentennale esperienza ed è abituato all'aspra milizia della ricognizione di montagna, tra rovi dirupi e falasco, spesso dura fatica a riconoscere gli antichi resti, indiziati da toponimi, considerazioni strategiche o fonti storiche, sicchè pensare che un ricercatore alle prime armi le possa individuare con qualche escursione è pura utopia.
Occorre infine ricordare che la mera individuazione dei siti archeologici di montagna e persino la pubblicazione della documentazione grafica e fotografica è inutile in assenza di efficaci vincoli preventivi.

Resta da aggiungere che non giovano vincoli puntuali, che salvino la cinta apicale, o le mura di versante, mentre le pendici vengono divorate dal cancro delle cave.
I paesaggi storici ed archeologici chiedono la tutela di intere pendici e di versanti che videro antichi insediamenti o accadimenti storici di insigne valore, altrimenti si corre il rischio di conservare in cima ad orrende pareti di cava un inaccessibile rudere, violentato e decontestualizzato anche se apparentemente intatto."
(Tratto da "Samnitice Loqui",2006, II, p.333)



In alto la cava di Santa Giulianeta di Teano.Nell'ingrandimento in basso i resti archeologici (indicati dalle frecce) circondati dalla devastazione paesaggistica.



Nelle pagine seguenti mostreremo alcuni centri fortificati sannitici
devastati per mancanza di tutela. Essi sono particolarmente a rischio
perchè spesso distanti dall'occhio dei più e a volte rappresentano
tipologie così uniche da non essere comprese nemmeno dagli specialisti.



ARPAIA (BENEVENTO)--- LE FORCHE CAUDINE

"La vittoria nella famosa battaglia delle Forche Caudine ha reso celebre nei secoli la nazione sannitica dei caudini. Due consoli e due legioni,una forza d'urto disciplinata e poderosa per numero e determinazione, scattò con orgogliosa sicurezza nell'offensiva contro la Terra Caudina, ma fu arrestata, primancora di raggiungere il prefigurato teatro operativo, e poi rinserrata in una mortale trappola dalla quale, persa ogni speranza, potè uscire solo con una resa incondizionata e disonorevole.* "

Le Forche Caudine sono senza dubbio uno dei luoghi più famosi nella storia della strategia e della guerra nell'Antichità.Il luogo nel quale si infranse l'offensiva romana e la tecnica usata dai Sanniti per fermare, isolare, circondare e vincere forze soverchianti,sono famosi e da secoli studiati nelle accademie militari, e l'episodio, come quello delle Termopili, è patrimonio della cultura universale e così dovrebbe essere anche del Paesaggio.
La due volte millenaria fama non vale però a salvare il paesaggio delle Forche, scenario fisico dell'evento, dall'aggressione di una gigantesca cava.
Non vi è dubbio che l'attività estrattiva sia utile, anzi, necessaria, ma non si capisce perchè non si possa coltivare la cava in galleria in modo da conciliare attività economica e tutela della storia, archeologia di un Paesaggio di interesse mondiale.






* SAMNITICE LOQUI II, pag.313
BIBLIOGRAFIA: Francesco Daniele,
Le forche caudine , Napoli 1799







SUIO DI CASTELFORTE (LATINA)---MONTE CASTELLUCCIO

La cinta fortificata preromana del Monte Castelluccio sorge a controllo della stretta in destra del Garigliano, e deve probabilmente identificarsi con la città ausone di
Vescia, data la prossimità delle acque termali delle quali un'epigrafe (pubblicata dal Prof.Mario Pagano) ha tramandato il nome di Acquae Vescinae.

Sebbene sia stata segnalata dal 2005 una cava continua implacabile a distruggere paesaggio e mura!!!!





Il Garigliano divide i Monti Ausoni dal vulcano di Roccamonfina.
La freccia indica il Monte Castelluccio in posizione strategica sulla stretta fluviale.












Monte Castelluccio
Dettaglio:
Le frecce indicano
L'acropoli ed il muro
che scende verso il fiume sul versante
Sud-Est









BIBLIOGRAFIA: D.Caiazza,
Mefitis Regina Pia Ceria Iovia in Italica Ars-2005
Idem
Poleografia e popolamento della Campania preromana, in C.D.S.






DURAZZANO (CASERTA)---MONTE LONGANO


Il Monte Longano controlla il Vallo di Maddaloni, cioè la valle che mette in rapida comoda e diretta comunicazione la pianura Campana e la Media Valle del Volturno, verso il Sannio.

Sulla sommità vi sono evidenti resti di un insediamento preromano, miracolosamente salvatosi dall'insediamento di pale eoliche (sulla destra è evidente la strada di servizio delle stesse).









La foto aerea mostra l'insediamento preromano e la strada di servizio al complesso di pale eoliche che risparmia, finora almeno, la sommità, ma potrebbe aver inciso l'area di un possibile insediamento di versante.





MADDALONI- MONTE SAN MICHELE ARCANGELO (CASERTA)

Il complesso dei cosidetti Monti Tifatini nel tratto tra la Reggia di Caserta e Maddaloni è stato profondamente deturpato dalle cave.


La più grande di queste insiste sul versante occidentale del Monte San Michele ed ha divorato un insediamento preromano del quale oggi sopravvive solo la metà orientale dell'anello dell'Acropoli.
L'insediamento è probabilmente il
castellum conquistato da Annibale prima della presa di Calatia. Mura megalitiche e ceramiche arcaiche testimoniano che il sito fu abitato oltre che difeso.



Le frecce indicano il terrazzo orientale sorretto da resti di mura megalitiche.
Sul versante occidentale l'insediamento è stato completamente distrutto.



DRAGONI (CASERTA)---MONTE CASTELLO
ANTICA KUPELTERNUM (Cubulteria)

La foto aerea del 1954 mostra le mura megalitiche dell'antica
Kupelternum, città sannitica che battè moneta con questo nome, fu riconquistata da Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, si chiamò Cubulteria in epoca romana ed è rammentata da Papa Gregorio Magno come abbandonata da clero e vescovo durante l'invasione longobarda.






Planimetria e fotografia delle difese megalitiche sannitiche di Kupelternum
(Caiazza 1995) Nella foto in BN del 1954 le mura sono intatte ed evidenti.















Castello di Dragoni-Una torre medievale addossata al muro sannitico





L'antica
Kupelternum sita su un colle al bordo della Piana del Volturno, negli anni '60/70 è stata gravemente erosa da due cave,ora l'attività estrattiva è cessata ma resta il danno paesaggistico ed archeologico.

















CERCEMAGGIORE (CAMPOBASSO)-MONTE SARACENO
UNA CINTA MEGALITICA IN PERICOLO


Presso Cercemaggiore è nota da molto tempo una cinta megalitica con acropoli sul Monte Saraceno e sottostante cinta di versante, che conserva anche una porta con bastione e l'antica strada.
Come è evidente dalle fotografie, a brevissima distanza dal ciglio settentrionale dell'acropoli è attiva un'enorme cava a cielo aperto.

Nella foto in basso, si notano l'abitato di Cercemaggiore, la grande cava indicata dalle frecce come l'acropoli ed il muro di versante.Quanto ci vorrà perchè anche l'acropoli sia attaccata?E seppure si salverà, che ne è del paesaggio storico?




Cercemaggiore: l'insediamento e la cava indicati in dettaglio






SAN SALVATORE TELESINO-TELESE
ROCCA DI SAN SALVATORE-MONTE PUGLIANO
MURA MEGALITICHE DIVORATE DALLE CAVE


Due colli sorgono a monte delle rovine della romana Telesia, entrambi conservano imponenti tracce delle cinte megalitiche preromane. Sulla Rocca di San Salvatore Telesino poderose sostruzioni di un edificio di età repubblicana ed una torre in opera incerta rialzarono le mura megalitiche sannitiche . Dopo l'abbandono di epoca imperiale sull'acropoli fu impiantata la medievale Rocca di San Salvatore Telesina . Più a Sud, sul vicino Monte Pugliano, alte mura megalitiche si sono conservate per millenni fino a che una cava non le ha in parte divorate. Sulla pendice meridionale del colle della rocca di San Salvatore Telesino una risistemazione agraria recente e una piccola cava hanno intaccato il muro meridionale dell'Acropoli ed un muro di versante sulla pendice orientale.








PIETRAVAIRANO- VAIRANO PATENORA (CASERTA)

Allo snodo tra Campania Settentrionale, Sannio e Lazio Meridionale, la pianura tra Presenzano e Pietramelara è attraversata da un complesso di colli calcarei frequentati dalla preistoria ad oggi. Sulle colline vi è la grandissima città sannitica del Montauro di Vairano, la fortezza-osservatorio del Monte Catrevula la cinta sannitica ed il tempio-teatro(tipo Pietrabbondante) del Monte San Nicola.
una cava inattiva e tre in coltivazione deturpano il paesaggio storico-archeologico di un sito coinvolto certamente nelle guerre sannitiche ed il cui valore strategico è dimostrato dallo storico incontro di Garibaldi e Vittorio Emanuele II presso la Taverna della catena.






CIORLANO (CASERTA)


Sul Monte Castellone, sovrastante Torcino, una cava rode il paesaggio e la pendice della collina sulla quale già nel 1978 Gioia Conta Haller aveva segnalato una cinta megalitica. La successiva scoperta di un muro di versante ha ampliato l'area occupata dall'antico insediamento e dimostrato la natura di acropoli del muro sommitale.Chissà quale sarà il destino di imponenti resti sopravvissuti per oltre 2400 anni.





SAN FELICE A CANCELL0 (CASERTA) -L'INSEDIAMENTO FORTIFICATO DI SANT'ANGELO A PALOMBA CON ACROPOLI TEMPIO E CINTA DI VERSANTE ASSEDIATO DAL CANCRO DELLE CAVE








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