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Archeologia arte e storia del Montemaggiore e dell'Alta Terra di Lavoro
INSEDIAMENTO FORTIFICATO E MONASTERO DI VILLA SANTA CROCE
PIANA DI MONTEVERNA
VISITABILE
Nel territorio di Piana di Monteverna, e più precisamente nella frazione di Villa Santa Croce, si trova un insediamento fortificato di medie dimensioni che assicurava il dominio ottico e strategico sulla Piana di Caiazzo. Con ogni probabilità si tratta dell'antica città di Austicula, che viene menzionata da Livio insieme a Trebula e Cubulteria tra le città riconquistate da Quinto Fabio Massimo nel 213 a.c..
Le tracce più evidenti di tali fortificazioni sono sicuramente quelle dell'arce , ovvero la fortezza irregolarmente ovoidale che si erge sulla cima del Monte Santa Croce, le cui dimensioni sono di m. 75 per 135 ca. su cui si impostano le mura dell'abazia benedettina medievale.
Un primo studio venne effettuato da Gioia Conta Haller negli anni '80. La studiosa effettuò anche dei saggi di scavo che consentirono di datare la cinta, in base ai ritrovamenti ceramici , tra la fine del IV e l'inizio del III Secolo A.C.. Inoltre ipotizzò che questa cinta fosse abitata. Successivamente altri studi(Caiazza '86) chiarirono che la fortezza studiata dalla Conta Haller risultava essere l'acropoli della città antica da cui parrtiva una più ampia cinta fortificata che si estendeva verso il basso inglobando la collina inferiore (Cima 518 IGMI) in direzione del piccolo cimitero.
Sebbene sia fortemente sottoposto a dilavamento su questo spazio inferiore sono ancora disseminati sporadici frammenti di terracotta d'impasto a nucleo scuro , di terrecotte tornite e di frammenti di ceramica a vernice nera. Un terrapieno ( di cui le scarse tracce superstiti oggi sono appena visibile dalle foto aeree) difendeva l'abitato da Nord,ed altre mura difendevano i versanti ad Ovest ed a Sud. Attualmente le fortificazioni del lato Ovest e Sud sono visibili praticamente al livello della fondazione, e sono "tracciate" da una sola fila di pietre composta da elementi di piccola dimensione.
Il circuito "a collana" percorreva la pendice Ovest della Cima 518 per poi piegare in direzione del versante meridionale formando una sorta di rudimentale semicerchio da cui le mura risalivano fino a collegarsi all'arce, su cui si saldavano. Le due file di pietre che restano del muro sud che sale verso l'acropoli si interrompono a circa 1/3 di distanza dalla cima: tale interruzione indizia la presenza di una porta ai cui piedritti appartenevano alcune pietre di dimensioni maggiori delle altre che giacciono al suolo ancora in posizione.
Più in alto parallelamente al muro ovest dell'acropoli sono visibili alcune tracce che dimostrano l'esistenza di un muro che forse costituiva un terzo sbarramento a difesa dell'acropoli, e magari anche si teneva un terrazzo su cui erano abitazioni.
Va detto inoltre che la presenza di una cisterna sull'acropoli fa pensare che vi fosse situato un tempio.
IL MONASTERO
La vitalità di questo luogo non si spense con l'era antica : difatti attorno al x Secolo d.c. sorse sulle rovine dell'acropoli un monastero benedettino maschile chiamato Sancte Crucis montis Verne.Probabilmente il monastero o solamente la chiesa dello stesso sorsero per esaugurare un culto antico che doveva essere sopravvissuto alla cristianizzazione.
Non conosciamo l'anno della fondazione ma possediamo alcune informazioni che consentono di circoscrivere il periodo in cui i Benedettini si insediarono sulla collina. Il documento che costituisce la menzione più antica del monastero è un atto risalente al 982, con cui il giudice caiatino Giovanni Magno dona alcune terre al monastero, che risulta retto da Gaudericus ven.sacerdos et abbas. Un precetto di S.Stefano,vescovo di Caiazzo, datato al 985 dice invece il nome del fondatore indicandolo in un certo Landulfus comes .
Nel 1087 il principe Giordano e suo figlio Riccardo donano ,insieme ad altri beni, al monastero aversano di San Lorenzo il monasterium Sancte Crucis cum pertinentiis suis et casale quod dicitur Marcianum.
Il casale Marcianum non esiste più ,era ubicato nei pressi del cimitero di Piana di Monteverna dove la chiesa gotica di Santa Maria a Marciano ne preserva il nome.
Sono ancora molto ben visibili i resti della chiesa del monastero che profilano una struttura monoabsidata , sulla cui abside è facile immaginare un campanile. Sui lunghi muri della chiesa sono ancora ben visibili alcuni dei peducci delle volte che in passato vi si poggiavano. Il notevole spessore delle mura fa pensare anche che il monastero dovesse essere fortificato. Recentemente, in seguito al Pit Monti Trebulani-Matese sono stati effettuati degli scavi nei pressi della chiesa.
BIBLIOGRAFIA
G.Conta Haller- "Ricerche su alcuni centri fortificati in opera poligonale in area campano-sannitica"-Napoli, 1978;
D.Caiazza-"Archeologia e storia antica del mandamento di Pietramelara e del Montemaggiore"-Pietramelara,1986.
D.Caiazza-"Alcuni monasteri medievali e un battistero tardoantico dell'Alta Terra di Lavoro" in "Terra di lavoro Terra di Santi-Eremiti e monachesimo nell'Alta Terra di Lavoro da Benedetto a Celestino" Piedimonte Matese ,2005
Nelle foto in alto , a scendere: foto aerea dell'arce e della Cima 518; Planimetria della cinta fortificata; Sezione dell'arce.
In basso lato Ovest della cinta interna alla porta ; la porta Sud dell'arce (Caiazza '86); Le mura sannitiche in primo piano e quelle medievali sullacima della collina; La parete meridionale della chiesa abbaziale.