Gruppo Archeologico Trebula Balliensis


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San Michele in Monte Melanico Liberi

Archeologia arte e storia del Montemaggiore e dell'Alta Terra di Lavoro

La grotta di San Michele in Monte Melanico



(LIBERI,Fraz.I Profeti)
Visitabilità:Visitabile ed aperto al pubblico


Presso la frazione "I Profeti" del Comune di Liberi su una collina posta a Nord-Ovest dell'abitato, si apre la Grotta di San Michele in Monte Melanico.Luogo di culto dedicato all'Arcangelo da secoli e sacro da millenni: la frequentazione della grotta a scopi rituali o di culto risale addirittura ai primi tempi dell'uomo, la preistoria. All'interno della grotta (tutt'ora devotamente visitata dai fedeli, che vi salgono in processione l'8 di Maggio) si rintracciano ritualità antichissime di grande valenza antropologica.
La grotta di San Michele è la più antica tra quelle di Terra di Lavoro e l'unica di esse di cui si hanno cenni storici.Inoltre è l'unica grotta michaelica ad essere assurta al rango di Basilica.Fu consacrata tra 892 e l'899 d.c. sotto i Pontificati di Landolfo,Vescovo-conte di Capua e Ilario, il Vescovo di Teano prima monaco cassinese.
Ilario per esaugurare dei riti prestorici sopravvissuti all'affermazione del cristianesimo (alcuni di questi come detto ,perdurano tutt'oggi) , costruì tre altari (tra cui spicca quello in forma basilicale) ed un ciborio
(nella foto in basso).

I tre altari sono riconducibili alle tre Diocesi di Capua, Teano e Caiazzo ed indicano che vi dovevano essere numerosi celebranti. Sul sentiero che conduce alla grotta, vi è inoltre un piccolo edificio altomedievale in scaglie di pietra che ospitava un eremita, come indica inoltre il nome della località: "La Cella".
All'interno della grotta di particolare importanza è una stalattite che stilla gocce di acqua che filtrano attraverso le pareti calcare: indicata come "la mammella" è oggetto di un culto litoiatrico.La sovrapposizione dei culti ha fatto si che quella mammella venga identificata come quella della Madonna.All'acqua che stilla e che si raccoglie all'interno di una vaschetta in pietra sottostante, viene attribuita la virtù terapeutica di guarire la vista, ragion per cui i fedeli se ne cospargono il volto. Un tabù proibisce di toccare la mammella al cui fianco vi è un'escrescenza calcarea interpretata come l'altra mammella inflacciditasi a causa del tocco di una mano empia. Non si hanno tracce, per quanto probabile sia l'ipotesi, del collegamento della mammella sacra a culti che favoriscano la lattazione, come in situazioni analoghe spesso si verifica.Alla Maternità invece è legata un' altra conformazione della roccia considerata tra i punti più sacri all'interno della grotta, ovvero la concrezione a forma di conchiglia su cui le donne strofinandosi propiziano la gravidanza.
Un passaggio all'interno della grotta invece avrebbe una virtù particolare:richiudersi su se stesso imprigionando qualunque "figlio di puttana" (ovvero adulterino od illegittimo) o donna infedele osasse mettervi piede. Forse è una leggenda legata alla tutela della legittimità di filiazione che la grotta avrebbe garantito, oppure ciò che rimane di un tabù che impediva l'accesso agli illegittimi in quello che era un santuario della gravidanza od anche una proprietà rivelatrice della grotta.
Un culto delle acque è quello praticato nel pozzetto che è presso l'ingresso principale della volta, alimentato dalle stille della volta, la cui acqua ,ritenuta prodigiosa e santa, deve essere attinta esclusivamente con una sorta di cucchiaio fatto con la scorza d'albero. Sarebbe utilissima inoltre per allontanare le Janare (streghe) ed i loro malefici.



Planimetria della grotta-Santuario di San Michele Arcangelo, Comune di Liberi(CE) 41° 14' 51'' Nord long.1°48'58''Est, quota ingresso m.750 s.l.m.

Legenda: 1) Mammella litica, 2)Tabernacolo, 3)Cupola, 4)Altare basilicale, 5)Altare di San Michele, 6)Altare diruto, 7)Ingresso minore, 8)Ingresso principale, 9) Pozzo scavato nella roccia per raccolta di acque di stillicidio.


Elaborazione da pianta e sezione in Notiziario Sezionale CAI, Napoli, 1982,I,p.26 da Caiazza 1986.


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