Gruppo Archeologico Trebula Balliensis


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Storia e Archeologia di Trebula


I Inquadramento Storico e Archeologico

Poche sono le fonti che trattano di Trebula Balliensis, tanto da far risaltare maggiormente la straordinaria consistenza delle sue vestigia. La prima menzione riguarda le vicende della seconda guerra punica, quando, nel 215 a. C., fu recuperata da Q. Fabio Massimo, insieme alle vicine Compulteria e Austicula (1). La città, sita nelle immediate vicinanze di Capua, e stretta tra le antiche colonie latine di Cales e di Saticula, dovette entrare precocemente nell'orbita romana con un trattato di alleanza, forse già insieme a Capua, e certamente prima della fine del IV secolo a. C.
Pianta dei Centri Fortificati dell'Alta Terra di lavoro
(da Caiazza 2009)

Una iscrizione osca del III- II secolo a. C. rinvenuta casualmente a breve distanza dal teatro, menziona tre tribuni della plebe, che si occupano della costruzione di strade, sicché sembra dimostrato, ad integrazione del passo liviano sopra citato, che la città conservava una sua autonomia. Stranamente, però, a differenza delle sue vicine, non pare abbia mai battuto moneta.
Cicerone ricorda il territorio trebulano, con quelli di Venafro e di Alife, tra quelli che potevano essere interessati dagli acquisti previsti dal progetto di distribuzione di terre alla plebe romana del tribuno Servilio Rullo (2). Il Liber coloniarum la cita come municipio, e menziona assegnazioni di terre a veterani, probabilmente di età augustea (3). Alla fine del I secolo a. C. fu dotato, dai quattuorviri locali M. Marius Sophus e M. Rufeius N. f. Cimber di un acquedotto (4), che captava le vicine sorgenti del Ciesco ad Est della città, del quale sono testimonianza il cunicolo di captazione e, presso le terme, un castellum aquae, foderato nel corso dell'età imperiale da una struttura in bei mattoni. Resti di un teatro emergono nell'area centrale della città, mentre un saggio propedeutico alla posa di condotti ha confermato l' ubicazione del foro. Plinio ricorda i vini trebulani come di straordinaria qualità (5).
La città è ancora vitale nel III secolo d. C., quando sono documentate dediche alla moglie di Eliogabalo, all'imperatrice Cornelia Salonina e al Cesare M. Iulius Philippus (6). Per il IV secolo abbiamo notizia del restauro delle terme Constantinianae, rovinate dalla vetustà, da parte di un L. Alfius Fannius Primus (7), cui forse (o al precedente intervento di età costantiniana) sono connesse le stampiglie recuperate durante scavi della fine del '700,, su numerosi tubi di piombo, di un T. Phannius Sabinus (8), e della dedica di una statua onoraria al prefetto all'annona del 384-5 Ragonius Vincentius Celsus (9).
La tradizione erudita vuole la città distrutta dai Saraceni durante le scorrerie di IX secolo (10), ma non vi nelle fonti o nei dati archeologici alcuna conferma dell'ipotesi sicchè il collasso urbano sarà iniziato probabilmente ad opera del grande terremoto che devastò il Sannio e l'Alta Terra di Lavoro nel 346, sarà stato aggravato dalle complesse vicende della guerra gotica, che investì a più riprese l'area, e poi dai ripetuti seppellimenti della città provocati da colate di fango dai rilievi sovrastanti, che hanno permesso una buona conservazione in elevato di alcune zone edificate della città. Sul crollo delle terme è stata raccolta ceramica tardo-antica, insiemeba monete di IV secolo; lo stesso tipo di ceramica è stata rinvenuta, sempre insieme a monete tardo-antiche in corso di studio, in uno degli strati di riempimento della porta occidentale della città, sicchè sembrerebbe di ricavare che la città, con una economia ancora vivace, probabilmente grazie all'industria boschiva, ad una intensa e pregiata produzione di vino, indiziata da fornaci per anfore e testimoniata già da Plinio, e all'allevamento dei suini favorito dai querceti e castagneti e legata agli approvvigionamenti di Capua e per il surplus di Roma fosse ancora frequentata abbastanza intensamente.
In ogni caso, l'abbandono non è stato totale visto che sul margine sud della città è tuttora l'abitato di Treglia il cui nome continua quello di Trebula .

La città era sita sul versante meridionale del Monte Maggiore, in una valle fertile, accessibile ma ben difendibile, lungo un importante asse stradale (il decumano massimo della centuriazione) che da Capua, attraverso S. Angelo in Formis, la raggiungeva, per poi proseguire per Cubulteria, Allifae ed il Sannio. Nell' abitato essa si congiungeva con un' altra strada che, provenendo da Caiatia, oltrepassava la città e raggiungeva Cales, Teanum, e la città sannitica di Montauro di Vairano. Il circuito murario in opera poligonale di seconda e terza maniera includeva una zona pedemontana a Sud, alquanto pianeggiante e difesa dai solchi vallivi di due ruscelli.

Le mura si attestavano sul bordo di un terrazzo di calcari e sovrapposto tufo vulcanico grigio e si collegavano sul lato Nord con l'alta collina dell'acropoli (m ). Questa era recinta da un proprio circuito murario. L'area racchiusa dalle mura ammonta a ettari ; l'acropoli ha una superficie di Una ricca necropoli di età sannitica, individuata dal celebre ambasciatore inglese Hamilton, si estendeva fuori e a breve distanza dalla porta occidentale, in loc. Campo di Rio. In questa località si continuò a seppellire per tutta l'epoca romana, e nel periodo tardo-aqntico si utilizzò anche la fascia al piede esterno delle mura A meno di 1 Km., poi, sono state scavate alcune fornaci arcaiche, che producevano bucchero. Vi sono notizie orali del rinvenimento di ricche tombe di età sannitica nel territorio, in loc. Valle dei Morti.
Il territorio di Trebula era difeso in epoca sannitica da una corona di fortezze satelliti, alcune prossime all'accesso al sito urbano da Sud (Monte Castello e Monte S. Eramo: quest'ultima la più alta di tutte- m -, sovrastava da vicino la città, e costituiva un osservatorio privilegiato sulla pianura verso Capua); dal lato di Cales, l'accesso al territorio trebulano era guardato dalla cinta di Monte Castellone-La Colla, mentre dal lato opposto, verso Caiazzo si trovavano le fortezze di Monte Fallano e Monte Nizzola. Questo complesso sistema di fortificazioni si integrava con quello delle città vicine e alleate.

DOMENICO CAIAZZA-MARIO PAGANO
NOTE

(1) Liv. XXIII, 39, 5-6: Et circa Capuam transgresso Volturnum Fabio post expiata tandem prodigia ambo consules rem gerebant. Combulteriam et Trebulam et Austiculam urbes, quae ad Poenum defecerant Fabius vi cepit, praesiaque in his Hannibalis Campanique permulti capti. Cfr. M. PAGANO, Storia e archeologia di Caiazzo. Dalla preistoria al Medioevo, 1998, pp. 92 ss.
Una raccolta puntuale delle fonti e delle epigrafi di Trebula è nel volume di H. SOLIN, a cura di, Le iscrizioni antiche antiche di Trebula, Caiatia, e Cubulteria, Caserta 1993.
(5) Plin., H. N. XIV, 69; A. TCHERNIA, Le vin de l'Italie romaine, Rome 1986, pp. 159, 203.




II La Cinta Muraria e l'Acropoli

La testimonianza più eloquente e monumentale della città è certamente l'imponente cerchia delle mura, ancora ben riconoscibile per gran parte del suo percorso, e in alcuni punti conservata in modo eccezionale, come ad esempio il muro Nord dell'acropoli, per un'altezza di oltre 9 metri.
Rilievo della città di Trebula(Caiazza2009)

Le mura sono realizzate a secco, con grandi blocchi irregolari di calcare locale. Differenze di tecnica edilizia (riferibili alla seconda e alla terza maniera dell'opera poligonale), ed alcune giunture e linee di sutura fanno pensare o all'operato contemporaneo di diverse squadre di costruttori, o ad interventi di rifacimento, potenziamento o manutenzione. Dal sistema sembrano assenti le torri, mentre è documentato almeno un grande bastione, a cavaliere della grande porta occidentale, che sembra connesso all'utilizzo di macchine da guerra con scopo difensivo, collocate a grande altezza, per aumentarne la gittata. Lo stesso bastione appare da un lato non collegato, ma solo appoggiato al muro poligonale che scende dall'acropoli, e che costituisce la guancia Nord della porta a tenaglia occidentale.
Il mancato collegamento può far pensare o a momenti diversi di costruzione delle mura, o alla conoscenza dei precetti della poliorcetica greca. Filone, infatti, raccomanda di non legare la cortine ai bastioni per non indebolirle e per far sì che un eventuale crollo non coinvolgesse torri e mura. La conoscenza dei trattati e dei principi della poliorcetica greca, e in particolare della difesa attiva, mediati attraverso Napoli e Taranto sembra confermata dall'esistenza, a distanza piuttosto cadenzata di una serie di piccole postierle tattiche, coperte da monoliti di pietra, idonee a consentire improvvise sortite e rapidi ripiegamenti al piede della muraglia, per distruggere di sorpresa le macchine da guerra e gli apprestamenti offensivi. Ciò costituisce un prezioso indizio cronologico, in quanto questo tipo di tattica presuppone la conoscenza e l'assorbimento da parte del mondo sannitico delle macchine da guerra greche e della tattica della difesa attiva. Il confronto più prossimo in ambito magnogreco è nelle mura della fase lucana di Poseidonia-Paestum, del IV secolo a. C., che conobbero solo limitati interventi con la deduzione della colonia latina del 273 a. C.


FOTO AEREA DI TREBULA CON IN EVIDENZA I TRATTI DELLE MURA E LE POSSIBILI PROSECUZIONI IN TRATTEGGIO(Caiazza2009)

A) La Porta Megalitica B)Tratto Est delle Mura
C)Area Del Teatro e del Foro Romano D)Le terme Romane
E)Castellum Acquae F)Tratto meridionale delle mura



Un esempio più prossimo è costituito dalla cinta muraria della colonia latina di Cales, dove sono note una postierla tattica, ancora inedita ed indizi di un' altra.
Nelle mura ciclopiche sannitiche del territorio circostante le postierle si ritrovano, sia pur ridotte alle pietre più basse, sul Monte Castellone-La Colla e sull' ampliamento occidentale della cinta del Montauro di Vairano, e, in tracce, nella cinta sopra Villa Santa Croce, mentre non se conoscono nei tratti di mura, evidenti e ben conservati, a Rocca di Dragoni e a Caiazzo. Le mura sono larghe circa m. 2, 20 e presentano una doppia cortina, della quale l'interna meno accurata e con pietre leggermente più piccole. Il riempimento interno era costituito da pietre e scaglie. Nella parte scavata presso il bastione sono stati rinvenuti pezzi di tegole e scaglie di tufo, pertinenti forse a restauri e/o a ripulitura dei terreni. Qui le mura erano in parte crollate, e sul crollo, a filo della cortina interna fu realizzata la bocca di alimentazione di una calcara, che ha evidentemente predato anche la parte superiore del crollo del bastione.


DOMENICO CAIAZZA-MARIO PAGANO
NOTE
Filone di Bisanzio, lib. V, 6263, Y. G GARLAN, Recherches depoliorcétique grècque, Paris 1974, pp. 298-362.



III La scoperta e lo scavo della porta a Tenaglia

La scoperta più notevole e impressionante degli scavi 2007-8 è costituita dalla grande porta a tenaglia Ovest, che prima dell'intervento si poteva solo intuire dal ripiegamento delle mura. Si apre quasi al centro di un grande bastione lungo m e largo, che col parziale crollo aveva riempito l'incisione nel tufo nella quale corre la strada guardata dalla porta.

Essa è larga m , lunga m. e alta m ; la copertura, come per le postierle, è costituita da una serie di giganteschi monoliti di pietra calcarea tenuti insieme a contrasto, poggiando su filari di blocchi progressivamente aggettanti verso l'alto. Il particolare spessore del muro fa ritenere che essa sorreggesse un alto e grande bastione, adatto al posizionamento di macchine da guerra in funzione difensiva. All'interno, un monumentale corridoio, lungo 12 m., conduceva ad una controporta.

La Porta Megalitica dall'esterno (in alto) e dall'interno (a lato)

Esso era rivestito da enormi blocchi isodomi di tufo grigio locale, connessi a secco, e che rivestono un muro pseudo-poligonale, sempre a secco, di pietre calcaree di medie
dimensioni. Alcuni dei blocchi presentano segni di cava e tracce di anathyrosis e di leggero bugnato. Poiché i muri del corridoio si appoggiano al bastione in cui si apre la porta, sembrano il risultato di una monumentalizzazione successiva, di età ellenistica. Nella parte bassa, il muro in blocchi di tufo isodomi presenta un solo filare, mentre nella parte più alta si sovrapponeva con un secondo filare al muro pseudo-poligonale di calcare.
Della controporta si conservano due blocchi di calcare con gli incassi quadrati per gli stipiti lignei della porta. Il particolare che essi sembrano calcinati, potrebbe far supporre che possano aver subito il forte calore di un incendio. Dopo questa controporta, si entra in un più ampio cortile, con identica fodera, quasi quadrata ( m.5,5), con tracce di una seconda controporta, di cui restano brevi strutture murarie, più tarde, in scaglie di tufo grigio locale legate con malta, che si appoggiano alla struttura isodoma, e che ne costituivano gli stipiti. Si tratta di un grossolano restauro della muratura originaria.
Sembra pure che sul muro Sud di questo cortile quadrato, quando esso era già in buona parte interrato, si sia impostata una struttura tardissima, in scaglie di calcare a secco, probabilmente altomedioevale, se non si tratta di un grossolano restauro della parte alta della muratura pseudo-poligonale.
Sono stati individuati vari battuti sovrapposti della strada, nell'ultimo dei quali sono stati rinvenuti frammenti di sigillata chiara e monete di IV secolo d. C.
Il sottostante battuto è databile al II secolo d. C., in base al materiale ceramico e ad un bel denario di Antonino Pio, quasi fior di conio. Restano da indagare i battuti più antichi, che contribuiranno ad una più precisa datazione delle varie fasi.
All'esterno, la porta veniva a trovarsi sul fondo di una profonda rientranza delle cortine in poligonale. Qui si riunivano una via antica che menava in montagna verso le Campole ed il Varo di Treglia ed altraa che rasentava il pomerio correndo attorno alla città. Entrambe sono abbastanza conservate. La porta alla quale si risaliva dalla depressione valliva occidentale doveva apparire potentemente difesa dalle ali della mura e dalla alta torre rettangolare che la sovrastava. Una difesa aggiuntiva era costituita da due postierle, una posta a Nord e una a Sud della rientranza. Sul lato Nord si nota che in un primo tempo una postierla era stata pensata e predisposta quasi a contatto con la curvatura della rientranza, ma essa fu riempita contestualmente alla costruzione del muro, e nello spessore non se ne osservano tracce: forse si tratta di un pentimento, nel timore che essa potesse indebolire il bastione nel punto delicato della curvatura. Meno probabile è che si tratti della sutura tra due cantieri contemporanei. Questo elemento è un indizio importante, insieme con la tecnica costruttiva per stabilire la contemporaneità tra le cortine e la porta: le esplorazioni già programmate potranno corroborare ulteriormente questa ipotesi. All'esterno della porta, dal lato Sud sono stati riconosciuti rozzissimi apprestamenti a secco di pietre di tufo e calcare, molti dei quali di spoglio, che sembrano tardissimi puntellamenti e rozze difese avanzate della porta, forse realizzate in fretta in epoca tardo-antica per rimediare a un cedimento del muro dell'ala Sud della tenaglia. Lavori eseguiti in fretta e senza malta, tanto da far pensare ad un momento di somma urgenza e di estrema povertà della compagine cittadina, da riferire ad un momento tardissimo di crisi (VI secolo?). Queste strutture così povere e tarde, dopo essere state accuratamente documentate, sono state in parte smontate per ridare continuità alla cortina monumentale del IV secolo a. C., perché strutturalmente inconsistenti.
Planimetria della Porta (G.Grossi da Caiazza 2009)
La mancanza di interventi edilizi e decorativi significativi dopo l'età ellenistica fa pensare che questo accesso alla città, pur continuando a funzionare fino alla fine dell'età antica, abbia perso di importanza, mentre l'abitato si spostava sul lato Sud, verso la viabilità connessa con Capua, vera megalopoli della Campania fino almeno al VI secolo d. C.
Certo furono predati molti blocchi di tufo della cortina isodoma che collegava le controporte, e qualcuno di questi fu anche usato per ostruire definitivamente la parte alta della porta. Anche lo scavo della postierla a sud della grande porta occidentale ha dimostrato che la stessa fu colmata da taglime di tufo. Questo detrito di cava derivante dallo spezzettamento dei grandi blocchi di tufo, finalizzato a utilizzare i blocchetti ricavati in nuove costruzioni, fu prima smaltito in parte attraverso la postierla, e infine la occluse. Resti di blocchi isodomi e tagliume sono evidenti subito dietro il muro megalitico sul lato sud dello scavo della postierla. Sul lato opposto, lo scavo ha rimesso in luce resti di una scala in grandi blocchi di tufo che portava alla sommità dell'aggere retrostante la cortina interna. Un saggio alle spalle della scala e del muro megalitico ha, poi, permesso di individuare la successione degli stati sino al piede del lato interno delle mura. Nello strato più profondo si sono rinvenuti frammenti di bucchero pesante e di recipienti di impasto con lingue di presa. La pulizia del terreno superficiale all' interno del muro, tra la postierla sud e la grande porta, ha evidenziato resti di un grossolano allineamento di grossi blocchi e di frammenti di tufo, probabilmente pertinenti ad una struttura forse lignea, forse ad aggere retrostante il muro megalitico calcareo. Sono stati anche individuati in essa due fori allineati per grandi pali lignei. Resta da chiarire il rapporto tra questa struttura, che pare tarda visto che si sovrappone al terreno che ha sepolto la città, e la scala in blocchi di tufo che sale dalla postierla, ma senza raggiungere la soglia di questa e la cronologia delle varie fasi.
La grande porta a tenaglia, già documentata in età antichissima nel corridoio esterno che precede la porta dei Leoni di Micene, costituisce una novità di assoluto rilievo nell'area campano-sannitica e, più in generale, in ambito italico. I riferimenti, pur nelle mancanza delle torri, sono alla Magna Grecia (Castiglione di Paludi presso
Thurii, forse realizzata da Alessandro il Molosso , porta Sirena a Paestum) e alla Sicilia (Lentinoi, Siracusa). Il corridoio retrostante, trova un confronto puntuale, anche se meno monumentale per lunghezza e conservazione, in una delle porte delle mura dell'acropoli della cinta di Civita di Tricarico in Lucania . Tuttavia la porta di Trebula resta insuperata sia per imponenza che per dimensioni e fattura, in particolare per il notevolissimo spessore (m. 4, 70 contro i soli m. 2, 40 della porta Saracena di Segni).
Nel disegno di sotto sono caratterizzati i blocchi della porta che non sono stati toccati ,
mentre in bianco i blocchi crollati rimessi in sito(rilievo di G.Grossi da Caiazza 2009)




Altri esempi di porte megalitiche:

1) Porta di Segni (Roma) 2)Porte megalitiche nell'acropoli d'Alatri (Frosinone)





3) Porta ogivale ad Arpino (Frosinone)






Queste prime campagne di scavo hanno consentito di valutare la rilevanza del progetto architettonico delle mura delle postierle e della porta monumentale occidentale della città di Trebula. Esso sembra frutto di un architetto che ha saputo adattare la conoscenza dei principi della poliorcetica magno-greca al modo di combattere italico. Le mura paiono costruite con largo dispendio di mezzi e senza particolare fretta. Esse volutamente rispettano e inglobano, con un valore cultuale, la tomba-heroon monumentale. Infatti, la porta non è perfettamente centrata rispetto alla rientranza, proprio per tale esigenza, ed è stato possibile osservare che la messa in opera di un blocco calcareo del bastione ha inciso uno dei lastroni in tufo della tomba, aderendo ad esso, e corroborandone così la preesistenza. La tomba non è più antica, per confronti e materiali, della fine del V-inizi IV secolo a. C., momento dell'occupazione osca di Capua e di Cuma. Salvo ulteriori verifiche, sia i dati archeologici, che considerazioni storiche e tecnico-militari fanno propendere per una datazione delle mura nella fase che vediamo, e della grande porta a tenaglia, nei decenni finali del IV secolo a. C. o nel corso del III secolo a. C., dopo l'alleanza con Roma e la penetrazione nel mondo italico dei principi della poliorcetica greca, dopo la sfortunata impresa tarantina di Alessandro il Molosso, quando la città, satellite dell'alleanza campano-romana, si trova a costituire un baluardo e un confine col mondo sannitico. Nascono in questo periodo le grandi colonie latine di Beneventum (268 a. C.), e di Isernia (263 a. C.), con le loro possenti cinte fortificate in poligonale di terza maniera, di pretta impronta laziale.
E' significativo che, a parte qualche marginale restauro, la cinta, per quanto finora documentato dalle ricognizioni e dallo scavo, non sia interessata da evidenti interventi successivi, neanche nel corso delle convulse vicende della guerra sociale.
Il completamento delle indagini di scavo resta fondamentale per chiarificare il rapporto fra questa monumentale cinta muraria, le fasi più antiche della città e le prossime necropoli sannitiche esplorate nel Settecento da Hamilton, ed indiziate dal rinvenimento, nei saggi fra la postierla Sud e l'heroon, di una fibula a ghianda e di frammenti di bucchero di epoca arcaica.

DOMENICO CAIAZZA-MARIO PAGANO


IV l'Heroon


La costruzione della grande porta megalitica rispettò un grande edificio di IV secolo a.C. costruito con blocchi isodomi di tufo sovrapposti senza legante e sottili che non poteva spingersi molto in elevato e dunque non era una torre. Il rinvenimento di una anfora di vino di Mende importato dalal Grecia, una testa di cane sacrificato, una accettina del scarifico dimostrano il rango dell'inumato, un re o un grande eroe.

E' probabilmente la sessa tomba saccheggiata da lord Hamilton nel 700, visto che la ricostruzione effettuata grazie ai pezzi recuperati richiama in modo notevole la tomba di Hamilton come riprodotta da una stampa settecentesca.

Disegno della tomba rinvenuta da Hamilton



Ricostruzione (G.Grossi)







V Le Terme Romane

Le Terme Romane sono a fianco dell'attuale punto di accesso al sito archeologico. Furono rinvenute agli inizi degli anni '70 quando fu costruita la strada forestale conduce da Treglia al pianoro delle campole. La parte attualmente sepolta dalla strada è stata devastata dai lavori, ed anche il muro megalitico Ovest della città risulta reciso nel punto in cui si collega con la parte bassa della stessa.
La Soprintendenza venne avvisata troppo tardi , giunse Werner Jannowski e cercò di salvare il salvabile.
Scavò un paio di vani a Nord della strada, recuperò anche una statua, di recente pubblicata da Clara Bencivenga.

Gli scavi recenti hanno individuato altri ambienti a Nord confinanti con una strada basolata avente andamento Est-Ovest, ed è stato anche possibile recuperare gli schizzi Joannowski. Gli ambienti certamente idenficati ad oggi sono : il Grande apoditeryon 1) centrale, ovverosia lo spogliatoio e luogo d'incontro;



il
frigidarium 2) , ad Est, ambiente absidato rivestito ancora dei marmi originarii utilizzato per il bagno freddo.








ad Ovest si apre il calidarium 3) , ambiente riservato al bagno caldo, con le condotte dell'aria calda,i tubuli in terracotta che rivestivano le sue pareti, e con i pavimenti retti da pilastrini di terracotta per consentire il sottopassaggio dell'aria calda (suspensurae)

I tre ambienti in pianta, con ortofotopiano dei nuovi ambienti emersi dall'ultimo scavo e non ancora identificati:





Ecco la ricostruzione dei mutamenti strutturali delle terme:




Si può notare nella parte sinistra della foto degli edifici abbozzati: essi sono quelli rimasti sotto la strada, di cui si ha notizia solo
tramite il cosiddetto "Schizzo di Joannowski"



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Bibliografia su Trebula:



A.Maiuri in "Notizie scavi di antichità" Napoli,1930
G.Conta Haller Ricerche su alcuni centri fortificati in opera poligonale in area campano-sannitica Accademia di Archeologia, Napoli 1978
D.Caiazza Archeologia e Storia Antica del Mandamento di Pietramelara e del Montemaggiore Vol I Pietramelara 1986,
H.Solin Le Iscrizioni Antiche di Trebula,Caiatia e Cubulteria, Caserta 1993
AAVV Trebula Balliensis.Notizia Preliminare degli Scavi e Restauri 2007-2008-2009
a cura di D. Caiazza Libri Campano-Sannitici VIII-2009



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